Oggi guardavo i miei libri di scuola. Pieni di sottolineature, appunti e disegnioni. Pieni di battute scambiate tra compagne di banco. Li guardavo mentre tre povere vittime si immolavano sull’altare del latino (=interrogazione) e d’improvviso mi è venuta in mente una riflessione filosofica, quasi un’illuminazione. Mi mancheranno? Mi mancheranno. Mi mancheranno quando avrò 30 anni e un lavoro (?), quando non godrò più dell’idea appena nata della mia completa libertà e indipendenza. Quiando considererò ragazzini i maturandi come ora considero bambini gli scolaretti di I media che vedo sull’autobus. Me lo ricorderò, mi ricorderò di com’era avere 18 anni e tante, troppe incertezze sul mondo e sentirsi potenti del nulla e aver paura di tutto?
Ripenserò mai alle mie “abitudini scolastiche” ai libri sottolineati, al ripasso la mattina, a com’era sedersi nei banchi di scuola… quando il mio tempo sarà diventato antico, quando la scuola sarà un’altra volta tutta diversa eppure sempre uguale a se stessa… Adesso disprezzo tanto queste cose ma sono profondamente convinta che, quando tutto questo sarà sparito, le ricorderò per sempre come uno dei periodi migliori della mia vita. Anche se è banale da dire e da scrivere, dopo cinque anni di liceo mi sono accorta che è la verità, che questi sono davvero e resteranno per sempre i migliori anni della nostra vita.